Qual è la parte migliore? Scegliere Gesù – Don Francesco Cristofaro – XVI Domenica per Anum

Qual è la parte migliore? Scegliere Gesù – Don Francesco Cristofaro – XVI Domenica per Anum

 

Quando ci troviamo dinanzi a questa pagina di vangelo è come se ci sentiamo autorizzati ad additare Marta come la sorella cattiva che non ha compreso ciò che realmente conta e Maria la sorella buona che ha scelto di stare ai piedi di Gesù e di ascoltarlo. Beh, niente di più sbagliato. Gesù in questo vangelo non fa questa classificazione o distinzione. Gesù vuole molto bene alle sorelle di Betania e a Lazzaro loro fratello. Gesù si serve di questo episodio per parlare a noi di qualcosa di molto più profondo e spirituale: il valore e l’importanza del silenzio, dell’ascolto, e della preghiera.

Marta è agitata, affannata da ciò che deve fare. Le cose fatte con l’ansia non sono buone. Creano malessere in noi stessi, delusione e incomprensione.

Marta è mossa da un cuore buono che vuole mostrare accoglienza e affetto verso il suo amico Gesù. Qual è la nota negativa? Non è un servizio libero. Lei cerca attenzione e riconoscenza. L’ansia fa avvertire il peso e la fatica. Lei si è stancata per l’agitazione e l’affanno che si sono “impossessati” di lei.

L’amore fa rima con silenzio. Le cose si fanno con amore e nel silenzio e quel silenzio ci apre ad un ascolto e così mentre si lavora in silenzio, si ascolta, si prega, si comprende.

Quante prove, fatiche, lotte affrontiamo durante i nostri giorni? Come si può resistere e vivere senza sopravvivere? Con la preghiera. Forse la nostra preghiera è distratta, meccanica, sostenuta da una fede debole e quasi spenta e per questo non riusciamo a comprendere la potenza della preghiera.

La nostra epoca purtroppo è un’epoca senza preghiera. Tutti sentono il bisogno di evadere, di scappare di riempire le ore e i giorni di cose da fare. Ma perché si scappa? Perché c’è un malessere interiore. C’è vuoto interiore allora dobbiamo riempirci di cose, di impegni di corse. Oggi si è staccati da Dio.

Il Vangelo di oggi ci ricorda questa verità. Ascoltiamo il Vangelo di questa domenica.

Dal Vangelo secondo Luca


In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. Lc 10, 38-42

 

Oggi basterebbe portare la luce di Dio nelle case e non ci sarebbe più il bisogno di evadere, di scappare. Si starebbe bene insieme, in case povere ma piene di Dio. Oggi abbiamo case ricche ma vuote della grazia di Dio.

Marta vuole offrire un’ospitalità dignitosa. Maria è incantata da Gesù.

Una sola cosa è necessaria. Cosa vuole dire Gesù? Gesù condanna l’affanno. L’affanno vuol dire che non siamo pienamente appoggiati, abbandonati al Signore ma puntiamo sulle nostre capacità e sul nostro orgoglio. Ci vuole più fede.

Maria si è scelta la parte migliore. Allora dobbiamo sempre pregare? No Gesù non dice questo. Gesù vuole che tutto ciò che facciamo sia unito sempre al Signore.

Ricordate le parole di Gesù: “Io sono la Vite voi i tralci”. I tralci vivono se restano attaccati alla vite cosi anche noi restiamo in vita se restiamo attaccati a Cristo.

Il Vangelo di oggi ci invita a scegliere la parte migliore: fare con Cristo, costruire con Lui. Un uomo che prega e che crede è forte perché la sua forza è il Signore è la sua forza.  San Giovanni Bosco amava dire: “Quando sono con Dio siamo la maggioranza”. Giorgio La Pira sindaco di Firenze e santa persona, quando aveva una giornata intensa si lavoro diceva: “oggi abbiamo tanto da fare allora, raddoppiamo la preghiera”.

Come gli apostoli chiediamo a Gesù, con tutta l’umiltà: “Signore insegnaci a pregare”. Ma dobbiamo metterci in ascolto.

 

Vuoi sapere se ami davvero Dio ? – Don Francesco Cristofaro (Sul Vangelo della XV Domenica per Anum)

Vuoi sapere se ami davvero Dio ? – Don Francesco Cristofaro (Sul Vangelo della XV Domenica per Anum)

L’Apostolo Giovanni nella sua prima lettera cosi scrive ed esorta i credenti: Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.  E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello. (1 Gv 4,20-21).

Già questo versetto ci spiazza e ci mette dinanzi alla realtà:  il mio amore per il Signore è reale se è reale e concreto il mio amore per i fratelli. È facile amare un Dio invisibile, un crocifisso che non parla e magari credo di rendere felice per il lumino che accendo con la monete che lascio cadere nel candeliere. Il fratello che mi sta dinanzi ha voce, carne, ossa e anche lingua. Il fratello chiede, esige, ti giudica. Il fratello sa essere cattivo.

Ma come deve essere questo amore per il Signore? Ci viene in aiuto ancora la Parola di Dio. Il primo comandamento così dice: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.  Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. (Mt 22,37-38). Purtroppo questo comandamento dice a noi credenti una triste verità: siamo bugiardi. Siamo fortemente bugiardi. Se amassimo veramente Dio, se osservassimo veramente questo comandamenti, il mondo sarebbe un giardino di colori e di fiori, di amore e fratellanza. Come è possibile che i fratelli si uccidano tra di loro? Come è possibile la follia della guerra e tanti uomini di Stato niente riescono a fare per fermarla. Quando si ama non si distrugge ma si protegge, si cura. Dio ci chiede di essere amato e noi lo rinneghiamo. Quando una persona ama Dio glielo si legge negli occhi, nell’espressione, nei gesti e nella stessa vita.

Quando posso dire di amare veramente Dio? Quando riesco ad amare il prossimo.

Ma chi è il nostro prossimo? Noi sappiamo chi è nostro padre, nostra madre, i nostri fratelli o amici ma non sappiamo riconoscere il prossimo. Ecco che Gesù racconta la Parabola del Buon Samaritano. Ne vale la pena leggerla insieme.

Vangelo della Domenica

Lc 10, 25-37
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”.
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.

 

Ci sembra strano come la parabola faccia riferimento al negativo di due categorie religiose che in realtà dovrebbero dare l’esempio in quanto ad amore e a servizio. Eppure, ci dice il racconto che lasciano l’uomo mezzo morto a terra e tirano dritto. Cosa ci insegna questo? Non è tutto automatico. Mi spiego meglio. Non perché io sia un prete vuol dire che sono un bravo prete. Non perché tu sia cristiano e ti professi credente, vuol dire che ti ritieni buon cristiano e bravo credente. Non sono le norme imparate a memoria o gli inchini fatti che ti rendono spiritualmente bravo ma le opere concrete. Se dici di amare con la bocca e poi odi con il cuore hai fallito. Se sull’altare ricevi il Corpo di Cristo e poi lo calpesti perché sei cattivo, disonesto hai fallito.

Il samaritano è considerato un nemico della religione. Eppure il suo cuore è più grande di molti religiosi. Non predica amore ma ama. Non ostenta preghiere ma si inginocchia sul fratello sofferente e prega su di lui servendolo e salvandolo.

Oggi mi chiedo allora: quanto amo davvero Dio?

Don Francesco Cristofaro

 

 

Preghiera:

Signore mi chiedo spesso se ti amo e come ti amo.

Oggi ho incontrato tante persone.

Non sono riuscito a fare tante cose per loro.

Alcune le ho ascoltate, ad altre ho dato un sorriso.

A qualcuno ho chiesto “come stai?”.

Per tutti ho desiderato la pace, il bene, l’amore.

Di tutti loro ti parlo e ti chiedo preghiera di ascolto.

Tu oggi mi hai visitato in loro.

Ti ho amato? Non lo so.

 

(di Don Francesco Cristofaro)

Vangelo del giorno e breve commento – 12 settembre XXIV Domenica

Vangelo del giorno e breve commento – 12 settembre XXIV Domenica

Vangelo

Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,27-35

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Catechesi sul Vangelo della Quinta Domenica di Quaresima (Video)

VANGELO

Gv 12, 20-23
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 

Catechesi sul Vangelo della IV Domenica di Quaresima (Video)

 

Gv 3, 14-21
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

 

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catechesi – in ascolto della Sua Voce – Sul Vangelo della Terza domenica del Tempo Ordinario

 

Catechesi – In ascolto della Sua Voce – Sul Vangelo della Terza Domenica del Tempo Ordinario

INTRODUZIONE E PREGHIERA

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre

 

Domenica 24 Gennaio 2021 ricorre la domenica della Parola di Dio. È la Parola di Dio la lampada per il nostro cammino. La Parola deve essere per noi nutrimento quotidiano.

Vi chiedo fin da subito:

  1. Leggo e medito ogni giorno la Parola del Signore?
  2. Il Vangelo orienta la mia vita?
  3. Nelle scelte quotidiane quanto mi faccio orientare, guidare, condizionare dal Vangelo di Gesù?

Queste tre domande teniamole fisse per la nostra meditazione personale.

Se volessimo dare una tematica alla liturgia della Parola di questa III Domenica del Tempo Ordinario, possiamo parlare di CONVERSIONE E CHIAMATA e alla fine possiamo parlare anche di MISSIONE.

 

Leggiamo il Vangelo.

Vangelo

Mc 1, 14-20
Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

 

COMMENTO

 

Abbiamo detto: conversione e chiamata. Come inizia il Vangelo? Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Il tema della conversione è presente in tutte le altre letture

Prima Lettura – Gio 3, 1-5. 10

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

 

Anche il Salmo Responsoriale 24 sottolinea questo desiderio di camminare nelle vie del Signore.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

 

E San Paolo nella Seconda lettura ci esorta a vivere come se in qualsiasi momento dovesse giungere l’incontro con il Signore.

1 Cor 7, 29-31

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!

Gesù inizia la sua missione invitando alla conversione. “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”. È compiuto il tempo dell’attesa. È compiuto il tempo delle profezie. È compiuto il tempo delle promesse. È compiuto il tempo degli oracoli di Dio. È compiuta ogni parola dell’Antico Testamento sul Messia che deve venire. Tutto l’Antico testamento è come se si inchinasse dinanzi a Cristo Gesù per testimoniare che il suo tempo è finito. Il Vangelo è la chiave e la porta per entrare nel regno di Dio.

Cosa significa conversione? Cambiare verso, cambiare rotta, cambiare strada.

Secondo tema della liturgia della Terza domenica del Tempo Ordinario è la chiamata. Il Vangelo ci propone la chiamata dei primi quattro discepoli.

16Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.

Gesù ha appena iniziato la sua missione. Ha appena invitato alla conversione e alla fede al Vangelo. Qual è la sua prima azione che compie in mezzo a noi? È quella di chiamare coloro che domani dovranno continuare nel mondo la sua stessa missione per tutti i secoli e fino agli estremi confini della terra. Tutto inizia in Galilea lungo il suo mare. Gesù passa e vede due fratelli: Simone e Andrea mentre gettavano le reti in mare. Andrea e Simone erano pescatori. Erano persone navigate nel loro mestiere, esperti, capaci, conoscitori del mare. Erano persone di esperienza. Vivevano di lavoro e per il lavoro. Nel loro campo erano veri maestri.

(Clicca sulla foto per contattare la segreteria parrocchiale per le Sante Messe)

17Gesù disse loro: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”. Gesù chiama Simone e Andrea. Li chiama a seguirlo. Lui farà di loro dei pescatori di uomini. Non sono loro che diventeranno pescatori di uomini. È Gesù che li farà diventare. Da questo istante Gesù insegnerà loro come si prendono uomini nella rete del regno. Questo è il segreto. Non siamo noi a fare. È Qualcun Altro che ci fa. Ci plasma, ci modella, ci forma. È un lavoro tutto nuovo, totalmente differente, diverso da quello svolto finora. Loro però dovranno mettere la stessa perizia, il medesimo impegno, lo stesso zelo, la cura e la sollecitudine, l’amore e la solerzia messi nel pescare pesci. Cambia il lavoro, non deve però cambiare il cuore. Cambia il mestiere, non deve però cambiare l’ardore. Simone ed Andrea non sono gente semplice, come sovente si insegna e si dice. Sono persone provate dal duro lavoro della pesca. Loro conoscono la vita e le sue difficoltà. Sanno affrontare rischi e pericoli. Non sono uomini che vivono nell’ozio, sfaticati, girovaghi, frequentatori delle piazze da mattina a sera. Non sono uomini allevati nel vizio e nelle mollezze, nelle fantasticherie e fuori di ogni realtà. Loro conoscono il peso della fatica. Sanno quanto vale una nottata senza dormire. Gesù sceglie uomini temprati dal duro e faticoso lavoro.

18E subito, lasciate le reti, lo seguirono.

Simone e Andrea non se lo lasciano ripetere due volte. Appena il suono delle parole di Gesù è giunto ai loro orecchi, lasciano subito le reti e lo seguono. È questa la potenza della grazia divina: si segue Cristo Gesù, anche se ancora si conosce poco o niente di Lui. Non necessariamente la grazia agisce sempre attraverso l’intelligenza, la razionalità, la conoscenza. Sovente essa agisce invece attraverso il cuore. Gesù attrae e loro si lasciano attrarre. Gesù seduce e loro si lasciano sedurre. Gesù conquista il loro cuore e loro se lo lasciano conquistare. Il mistero della grazia non cade mai sotto la nostra intelligenza e sapienza. Esso va ben oltre la nostra umanità. Possiamo parlare in questo caso di vera attrazione, vera seduzione. Dio seduceva i suoi profeti, Gesù seduce i suoi apostoli. La seduzione deve intendersi nel senso più santo, più casto, più puro. Ecco cosa il profeta Geremia dice di sé stesso per rapporto a Dio: 7Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso.

19Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. 20Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

Anche loro chiama Gesù ed anche loro lasciano tutto e lo seguono.

Giacomo e Giovanni sono con il padre e i garzoni e lasciano reti, padre e garzoni. Si lascia tutto ciò che si sta facendo e con chi lo si sta facendo per seguire Gesù. È come se il cuore avesse trovato un altro centro di interesse.

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LA MISSIONE

Ora è giusto che ci chiediamo: “Perché la prima opera di Cristo Gesù è stata quella di chiamare i suoi primi apostoli?”. La risposta è nell’ordine della missione. Cosa dovranno fare gli apostoli nel mondo dopo Cristo Gesù? Compiere la missione di Cristo Gesù. Non una missione diversa, bensì la stessa, in tutto uguale alla sua, senza alcuna modifica, o cambiamento. Gesù non è il Maestro che insegna come si compie la missione dicendo le sue regole, le parole da riferire, le opere da compiere. Egli insegna in modo diverso da ogni altro maestro della terra. Lui dice le parole e mostra le opere. Mostra come si dicono le parole e come si compiono le opere. Gesù insegna per “ostensione”. Gli Apostoli dovranno vedere ed ascoltare tutto da Gesù e questo fin dal primo istante della sua missione tra noi. Lo esige la verità e la completezza della loro futura missione. Questa metodologia di Gesù si rivela di grande insegnamento, di perenne ammaestramento per l’intera Chiesa. Nella Chiesa non si può demandare la preparazione alla futura missione a persone che non vivono di missione; a persone che non mostrano concretamente come la missione si compie, si realizza, si vive. Né si può pensare che la preparazione debba consistere in un ammaestramento solo dottrinale, fatto di principi e di idee sovente neanche corrispondenti alla sana verità del Vangelo. Gesù insegna per “visione”. Mostra ciò che si deve fare facendolo Lui stesso. Dice ciò che bisogna vivere, vivendolo Lui stesso. Non si insegna per sentito dire, né si ammaestra per apprendimento dai libri. La linea dell’insegnamento deve essere sempre diretta: Gesù – Apostolo. Apostolo – Ogni altro continuatore della missione di Gesù. La responsabilità ultima della formazione dei pescatori di uomini è sempre dell’Apostolo.

Don Francesco Cristofaro

In ascolto della Sua Voce – Catechesi di Don Francesco – 11 Gennaio 2021

In Ascolto della Sua Voce – Catechesi

Venite e vedrete – sul Vangelo della Domenica

 

INTRODUZIONE E PREGHIERA

Segno di Croce

Preghiera:: O Spirito di Dio, che con la tua luce distingui la verità dall’errore, aiutaci a discernere il vero. Dissipa le nostre illusioni e mostraci la realtà. Facci riconoscere il linguaggio autentico di Dio nel fondo dell’anima nostra e aiutaci a distinguerlo da ogni altra voce. Mostraci la Volontà divina in tutte le circostanze della nostra vita, in modo che possiamo prendere le giuste decisioni. Aiutaci a cogliere negli avvenimenti i segni di Dio, gli inviti che ci rivolge, gli insegnamenti che vuole inculcarci. Rèndici atti a percepire i tuoi suggerimenti, per non perdere nessuna delle tue ispirazioni. Concedici quella perspicacia soprannaturale che ci faccia scoprire le esigenze della carità e comprendere tutto ciò che richiede un amore generoso. Ma soprattutto eleva il nostro sguardo, là dove egli si rende presente, ovunque la sua azione ci raggiunge e ci tocca. Per Cristo nostri Signore. Amen.

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre

 

Lettura del Vangelo

Gv 1, 35-42
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa maestro – , dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia” – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa” – che significa Pietro.

Approfondiamo

Dopo la festa del Battesimo del Signore, riprendiamo dal Tempo Ordinario e questa è precisamente la seconda domenica.

La liturgia della Parola di questa domenica ci mette dinanzi alla Chiamata del Signore. Nel Vangelo, lo abbiamo ascoltato c’è la chiamata dei primi due discepoli, Andrea e Giovanni. Uno dei due, Andrea, fratello di Simon Pietro. C’è anche la chiamata di Simone. Ma anche nella prima lettura troviamo la storia di una chiamata, quella di Samuele. (potete leggere 1Sam 3,3-10).

Se vogliamo, quest’oggi, per continuare la catena della chiamata, possiamo aggiungere una terza chiamata, la nostra: la mia, la tua, la tua, la vostra…

Certamente ogni chiamata è diversa perché è diversa la storia personale di ciascuno. Ma cosa c’è in comune a tutte le chiamate?

  1. Un incontro.
  2. Una chiamata.
  3. Una missione.

 

  • L’incontro con il Signore, con una sua Parola.
  • Da qui la chiamata. Il Signore ci chiama come siamo per farci diventare come vuole lui e ciò che Lui vuole.
  • La missione. Ogni chiamato ha una sua missione. Il cambiare il nome significava appunto morte alla vita di prima e rinascita alla nuova. Per farvi qualche esempio, Abram diventa Abramo, Sarai diventa Sara. Simone diventa Cefa, Pietro.

Procediamo con ordine:

  1. SAMUELE

1 Sam 3, 3-10. 19

In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: “Samuèle!” ed egli rispose: “Eccomi”, poi corse da Eli e gli disse: “Mi hai chiamato, eccomi!”. Egli rispose: “Non ti ho chiamato, torna a dormire!”. Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: “Samuèle!”; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: “Mi hai chiamato, eccomi!”. Ma quello rispose di nuovo: “Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!”. In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: “Samuèle!” per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: “Mi hai chiamato, eccomi!”. Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: “Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta””. Samuèle andò a dormire al suo posto.
Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: “Samuéle, Samuéle!”. Samuèle rispose subito: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta”.
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.

Il giovane Samuele era a servizio del Signore alla presenza di Eli.

Una notizia storica. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti.

Le vie di Dio sono sempre un mistero per noi. Sia che parli e sia che taccia è sempre un mistero.

Quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto. I suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. Eli è anziano e soffre con tutte le malattie dell’anziano.

3 La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.

Per tre volte Samule si sente chiamare. Non aveva mai sentito la voce del Signore. Se Samuele corre da Eli è perché ancora non sa come parla il Signore. Non conoscendo la voce del Signore, pensa sia quella di Eli.

9 Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”».

Ecco che la terza volta, Eli invita il ragazzo a rispondere cosi. Chi lo chiama è il Signore. Chi deve rispondere è il servo del Signore. Il servo del Signore è pronto ad ascoltare il suo Signore. Dinanzi al Signore si è tutti servi e tutti devono essere pronti all’ascolto.

Questo è l’atteggiamento cardine, principale: Dinanzi al Signore dichiararsi sempre servo. Se restiamo in atteggiamento di servizio il Signore potrà sempre chiederci qualcosa perché sa che noi lo ascolteremo. Il problema nasce quando il Signore deve stare al nostro servizio. Proviamo a chiederci quante volte ci poniamo dinanzi ad atteggiamenti errati nei confronti del Signore? “Signore tu devi…”. “Signore fammi…”, “Signore dammi…”. “Quando avrete fatto tutto quello che dovevate fare dite: siamo servi inutili.

Allora, proviamo a chiederci: quanto sono servo del Signore? Ma nel significato più bello.  Sapendo anche che il servo è amico del Signore: “non vi chiamo più servi ma amici”.

  1. La Chiamata dei primi due discepoli

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Giovanni Battista è ancora nei pressi di Betania con due dei suoi discepoli.

«fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». (Gv 1,29-31).

Quando lo disse ieri, cioè il giorno prima, aveva il significato di una vera rivelazione. Rileggiamo tutta la testimonianza:

Oggi per noi ha un altro altissimo significato. Il significato è questo: “Ecco l’Agnello di Dio”, “Lui dovete seguire”, “Lui è il vostro Redentore”, “Lui è il vostro Salvatore”, “Lui è il vostro Messia”, “Lui è il vostro Maestro”, “Lui è il vostro Tutto”. “Lasciate me. Seguite Lui”. Giovanni indica ai suoi due discepoli la “luce vera” perché la seguano.

In questo senso tutti dobbiamo essere Giovanni Battista, ovvero essere coloro che indicano Gesù come la Via. La Via non è nessuno di noi. Per darvi un’immagine, noi siamo “segnali stradali” che aiutano a trovare la strada giusta. Gesù è la strada giusta. Noi dobbiamo portare noi stessi e gli altri sulla giusta strada. Quante volte abbiamo detto o sentito dire: “attento, che ti porta su una cattiva strada”.

Anche qui posso chiedermi: sono un buon segnale per l’altro? Sono in grado di indicare a l’altro Cristo?

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?».

Giovanni il Battista aveva indicato e presentato loro Gesù come l’Agnello di Dio. L’Agnello di Dio diviene per loro il Maestro. Il Maestro ha una missione di formazione. Per essere formati dal Maestro lo si deve seguire.

Disse loro: «Venite e vedrete».

Loro vanno e vedono dove Cristo Gesù dimora. Vedono e rimangono con Lui per una intera giornata. L’Evangelista Giovanni annota anche l’ora: erano circa le quattro del pomeriggio. Certe ore sono importanti nella vita di una persona. Alle quattro del pomeriggio è cambiata la loro vita.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.

Quella visita non finisce in loro. In loro non si esaurisce. Sappiamo chi sono questi due primi discepoli di Gesù. Uno è lo stesso Evangelista Giovanni. L’altro è Andrea, fratello di Simon Pietro. Quella storia continua.

 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo

Lasciato per qualche ora Gesù, la prima persona che incontra Andrea è suo fratello Simone. A lui rivela la sua “scoperta”: Abbiamo trovato il Messia, il Cristo. Ecco un successivo passaggio.

Da Agnello di Dio a Maestro; da Maestro a Messia. Gesù è già per loro l’Agnello di Dio, il Maestro, il Messia. È questa la verità che Andrea comunica a Pietro. Glielo comunica come la sua verità, come la sua scoperta.

Ma Andrea non si ferma al solo dire, annunziare, rivelare, manifestare la sua scoperta, o il suo ritrovamento.

42e lo condusse da Gesù.

Andrea annuncia, ma conduce anche il fratello alla fonte della grazia. E noi? Quanto riusciamo ad essere persuasivi, a portare da Cristo.

Anche Simone Gesù chiama e gli cambia la vita

Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

  1. La nostra chiamata

Anche noi abbiamo ricevuto la nostra chiamata. Chi, come me a seguire il Signore nella via del sacerdozio, chi a servirlo nella via del matrimonio.

Ricordate la vostra chiamata? Il vostro incontro con il Signore? Come è stato? Cosa è successo? Cosa vi ha chiesto? Qual è la missione che lui mi ha affidato e mi vuole affidare?

Don Francesco Cristofaro | Facebook

Vangelo del giorno e commento – 15 novembre

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario.

In un breve video vi presento il Vangelo del giorno con un commento. Di seguito trovate anche il testo.

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”». (Mt 25,14-30).