Un nuovo amico fa ingresso a casa mia nella “stanza degli amici”. Benvenuto a Massimiliano Ferragina. Calabrese di origini come me ma ben presto trasferitosi a Roma dove si laurea in filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. La sua espressione artistica è influenzata notevolmente sia dal suo percorso accademico, sia da un viaggio di tre mesi in Sud America e da tre formative residenze d’artista a Parigi, Berlino e Copenaghen. Esordisce in Italia nel gennaio 2012, con il premio Open Art, presso le sale del Bramante a piazza del Popolo (RM). I suoi numerosi progetti artistici, hanno sempre un profondo ed introspettivo messaggio, in cui il mondo interiore  è protagonista e motore immobile. Oggi Massimiliano è un artista di fama mondiale. Gli sono stati riconosciuti numerosi premi, espone in tantissime città e gallerie. Alcune sue opere si trovano collocate nei musei. Di recente, un suo meraviglioso dipinto raffigurante la Trasfigurazione è stato benedetto dal Vescovo di Matera e si trova nel Museo della Diocesi.

Lo faccio accomodare e gli chiedo: che cos’è per te l’amicizia?

«L’amicizia è un dono! –  mi risponde – un dono che si vive nella relazione fraterna. Un dono col valore aggiunto della “gratuità”. E’ proprio questa la caratteristica che denota e connota il sentimento dell’amicizia. Si ama l’amico/a gratuitamente, senza pretendere nulla in cambio, non c’è unità di misura nello scambio tra amici. L’amicizia è incontro, accoglienza, fedeltà, sincerità, verità. Credo sia più nobile dell’amore in sé perché l’amicizia è sentimento puro, non finalizzato, senza scopi, obiettivi. Solo la gioia che nasce dall’esserci, dalla consapevolezza che l’altro c’è! L’amicizia è proprio questo per me, sapere che nella tua esistenza ne esiste un’altra che la partecipa, la vivifica, la valorizza, la sostiene, oltre tutti i limiti e confini che la vita può preservare».  Mi piace molto la tua risposta caro Massimiliano. La condivido.

Orgoglioso e fiero Massimiliano prende il tablet e apre il suo sito ferraginart.onweb.it e mi mostra gli ultimi lavori. Meravigliosi. I colori sono vivi e forti. Tutto parte da un mondo intimo e interiore. Massimiliano si lascia trasportare dalle sue emozioni. In ogni opera, se spegni per un attimo gli occhi del corpo e accendi quelli del cuore, riesci a vedere un filo che parte proprio dal cuore dell’artista ed è collegato al suo pennello e magari, un’opera che inizia in un modo poi termina in un altro, frutto di un percorso di emozioni. Non sono un critico d’arte ma semplicemente un amante del bello e questo ciò che io vedo nelle sue opere d’arte. I colori sono vivi e accesi, la tonalità è forte perché il messaggio che si vuole tramettere è potente ma quando esso diventa più delicato, spirituale,  i tratti diventano sottili e garbati come per stringerti in un abbraccio.

«I colori sono parte fondamentale della nostra vita, – mi racconta Massimiliano – condizionano le nostre scelte, e spesso orientano il nostro umore e stato d’animo. Sottovalutiamo la potenza dei colori sulle nostra percezione, sul nostro modo di comprendere le cose e i fatti che ci accadono. Ci sono colori che indicano emergenza pericolo e ci sono colori che indicano pace e serenità, sono degli strumenti potentissimi che possano renderci più o meno consapevoli di ciò che ci succede intorno».

I colori emozionano e parlano. E poi Massimiliano mi racconta della pittura emozionale biblica. Si tratta dell’unione, della commistione tra pittura emozionale e Bibbia. «Leggere alla luce delle emozioni dei personaggi il testo biblico e trasportarlo in pittura attraverso l’uso dei colori primari. Potremmo dire una forma di esegesi biblica col colore. Questo connubio pittura emozionale e Bibbia nasce dal desiderio di fondere la catechesi con la pittura. La pittura emozionale biblica trova fondamento nell’invito di papa Francesco che parla e auspica di vivere momenti di Chiesa in uscita fin dal suo inizio di pontificato “Chiesa in uscita è il passaggio da una pastorale di semplice conservazione ad una pastorale decisamente missionaria”. La pittura emozionale biblica è da considerarsi Chiesa in uscita perché attraverso la creatività, il laboratorio attivo, si fa esegesi, si fa conoscenza del testo narrativo, si fa meditazione, arte che conduce alla preghiera. La pittura diventa nuovo linguaggio per la conversione e per la mediazione dei contenuti della fede.

I Workshop di pittura emozionale sono dei corsi di pittura intensivi tra teoria e pratica, guidati dall’artista Massimiliano Ferragina. Lo scopo del workshop è quello di riconoscere le proprie emozioni ed imparare a trasmetterle sulla tela per tradurle in arte attraverso la potenza dei colori primari. Non serve saper disegnare o essere esperti di arti visive ma è necessario desiderare l’esplorazione delle proprie emozioni lasciandosi guidare alla loro visualizzazione attraverso la potenza dei colori essenzialmente primari. Il corso prevede quindi uno scambio tra l’artista e i partecipanti, una comunione artistica. Il risultato si traduce in una opera d’arte personale che ciascun partecipante porterà con sé». Mentre parliamo e sorseggiamo un te il nostro discorso sofferma l’attenzione sull’attuale situazione che stiamo vivendo. Conveniamo entrambi che c’è desiderio di normalità, di quotidianità, di speranza.  Ed ecco che Massimiliano mi dice: «Viviamo giorni inediti, nessuno di noi avrebbe mai immaginato che in un mondo evoluto come il nostro, fosse proprio un piccolo batterio a paralizzarci. Siamo disorientati perché messi al muro da un nemico invisibile, subdolo, inafferrabile, imprevedibile. Spaventati perché questo nemico convive con noi, cammina sulle nostre gambe, ci costringe a stare distanti, a rinunciare alla bellezza della prossimità. Ci impone di parlare di morte, di pensarla, di vederla. Eppure…eppure ci stiamo difendendo, lottiamo con la stupidità, la superficialità l’immaturità di alcuni, eppure ci stiamo difendendo, questa difesa, in fondo, ci dice quanto siamo amanti della vita, quanto siamo vivi e desiderosi di vivere. Ecco allora che il messaggio di speranza: sforziamo di essere portatori di vita per gli altri, per chi soffre, cerchiamo di inneggiare alla vita nonostante e comunque. DOBBIAMO FARLO TUTTI! Noi vivi, siamo obbligati a cantare la vita, a farci messaggeri per chi soffre, chi si ammala, chi vive un disagio, facciamoci “angeli” portatori di un messaggio vivo e vivente, testimoni di una luce che nessun virus può distruggere. Il messaggio è in sintesi la necessità di farsi Vita quando intorno la vita è minacciata. Serve la creatività del cuore in questo momento, la rinuncia all’odio, la spinta interiore a piccoli gesti di soccorso. Nelle cose piccole, come in quelle grandi, dalla mamma di famiglia, al rappresentante politico, dall’insegnante al dirigente d’azienda, dal medico al rider. Amare la vita nonostante tutto è l’unico messaggio capace di annientare l’imperante cultura della morte che in questo tempo di pandemia si è con-fusa con la morte stessa. La vita è più forte e vince sempre, se la si ama».

Sono contento di avervi fatto conoscere il mio amico Massimiliano Ferragina. Sono sicuro che diventerà anche il vostro amico.

 

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