Protagonista  della Stanza degli Amici di oggi è una cara amica, Safiria Leccese. Giornalista, conduttrice Tv, scrittrice. Volto amato dal pubblico e che personalmente stimo tantissimo. Da qualche mese è uscito il suo nuovo libro edito da Terra Santa dal titolo: “La ricchezza del bene. Storie di imprenditori fra anima e business”. Le ho rivolto qualche domanda. Intanto, vi invito a seguirla anche sui suoi canali social facebook e instagram.

  1. Come nasce questo progetto e a chi è rivolto questo tuo nuovo lavoro?

Si un nuovo libro che, a dire il vero, non pensavo proprio di scrivere, l’ho scritto in velocita’ andando in ogni azienda parlando con i fondatori o i presidenti, uomini e donne che guidano oggi queste imprese, su e giu’ per l’Italia e ora ne sono felice. E’ un progetto che mi sta molto a cuore perche’ ha a che vedere non solo con una bellezza ma proprio con una visione del mondo che mi appartiene profondamente e cioe’ quella basata sull’interconnessione, su una sorta di appartenenza per cui cio’ che succede agli altri, ci riguarda. Come noi e gli altri trattiamo le persone ha una conseguenza sul resto. E’ una visione semplice, persino lampante, eppure i fatti che accadono, spesso ci raccontano che il mondo va da un’altra parte. E’ un’evidenza che su questa terra siamo insieme, nel senso piu’ profondo del termine, accomunati innanzitutto proprio dai nostri limiti. Non ci diamo la vita e non decidiamo noi la fine. Quindi mi sta davvero a cuore e ti ringrazio di parlarne insieme perche’ si tratta innanzitutto di questo, di promuovere questo modo di vedere le cose, la vita vorrei dire. E dietro queste aziende ci sono persone che hanno questa visione.

Da giornalista rimuginavo da tempo con questa domanda per la testa: come mai e’ difficile raccontare il bene? Come mai e’ ancora piu’ difficile farlo senza scadere in buonismi, moralismi, tutte cose che tra l’altro non mi piacciono perche’ sanno di forma e non di sostanza. E mi dicevo come mai e’ cosi difficile associare il Bene alla Bellezza? Ecco con questa domanda me ne sono andata in giro: tra mille incontri dovuti al mio lavoro di giornalista parlamentare, tante presentazioni dello scorso libro, eventi. Sono stata chiamata a condurre il “premio agli imprenditori per il Bene comune”, nell’ambito del festival della dottrina sociale, voluto da mons. Adriano Vincenzi. Ecco al premio che ho condotto per due edizioni ho incontrato imprenditori che incarnavano proprio questo: imprese di successo, con bei numeri, in alcuni casi grandi numeri, ma ottenuti mettendo la persona al centro in tutti i sensi. Da chi lavora con loro ai clienti fino a gesti di gratuita’ verso la collettivita’. Ma la cosa non si e’ fermata li perche’ in pochi giorni con Adriano Tomba, che ringrazio, abbiamo verificato una fattibilita’ di mettere insieme alcune storie dei premiati. Ma poi come sempre la vita fa molto, e cosi alcune imprese sono state prese da li e altre invece dal mio percorso lavorativo, quindi diciamo da una sfera di relazioni personali. Tutti accomunati da un business con l’anima.

  1. Dieci storie in questo libro. Ci aiuti a conoscere i protagonisti?

E’ un privilegio enorme poter raccontare le storie. Di qualsiasi natura siano, perche’ comunque nel racconto vengono svelati e condivisi pezzi di vita. E ne ho avuto conferma proprio da questi dieci protagonisti. Per me loro ora non sono aziende ma nomi , volti, storie appunto, di quasi tutti loro ho conosciuto anche i rispettivi compagni e compagne di vita. Di diversi di loro oltre che in azienda sono stata in casa. E’ stato molto bello. I protagonisti sono Giorgio Campagnolo, della fratelli Campagnolo leader nella produzione di  abbigliamento sportivo, con una storia meravigliosa che parte dall’albo dei poveri e va a finire a questa grande azienda che come donazione costruisce ospedali di Guinea Zambia e Uganda. C’e’ la leader mondiale Ferrero spa, che il nome dalla Nutella in poi dice tutto. Di cui ho scoperto un mondo incredibile di aiuti che danno con la Fondazione Pietro, Piera e Giovanni Ferrero. Un motto che parla per loro “lavorare creare donare”. Il fondatore Michele che e’ morto pochi anni fa, un uomo straordinario creativo capace di creare rapporti all’interno dell’azienda, che ho constatato ancora con i miei occhi,  cosi veri che quando c’e’ stata l’alluvione i dipendenti sono andati prima a spalare l’azienda e poi le loro case La Pedrollo spa fondata da Silvano Pedrollo, che la guida insieme ai suoi figli. E’ stato commovente in questa azienda tanto per dire da oltre 250 milioni di euro di fatturato annuo e mille dipendenti a busta paga, grande 120.000 mq. E’ stato commovente vedere esposte le gigantografie di bambini di tutte le razze: sono quelli a cui e’ arrivata l’acqua in forma gratuita. Parliamo di 2 milioni di persone nel mondo grazie a Silvano e alle sue pompe idrauliche.

C’e’ la BB Group di Marco Bartoletti che costruisce accessori di lusso per i più grandi marchi mondiali (che per loro policy non possiamo nominare) quelli che tutti conoscono , e lo fa assumendo persone disabili e anche ammalate. Anche li come non emozionarsi di fronte ad una efficientissima responsabile della logistica in sedia a rotelle. La Branca Internazional Spa guidata da Niccolo’ Branca con questo stabilimento nel cuore di Milano che sembra una cartolina del secolo scorso con migliaia di metri quadrati di distilleria con un’attenzione specialissima alle persone, dovute anche al percorso personale compiuto dallo stesso Niccolo’, un imprenditore  illuminato e consapevole che si occupa anche di aiutare la sanita’ e lo sta facendo anche ora con la fondazione “L’Italia chiamo’”. La Mediterranea spa guidata da Paola Gurrieri insieme con i suoi fratelli, che nel ragusano a Vittoria produce crisantemi a ciclo continuo, nata grazie  una brillante intuizione di suo padre Salvatore e che oggi e’ leader del suo settore in Europa. Ha dipendenti di ogni nazionalita’. Ha fatto costruire gli alloggi che da gratuitamente per i suoi dipendenti stranieri e ogni mese consegna di persona le buste paga. Perche’ tutte le persone che lavorano li possano vedere un volto scambiare un sorriso e non solo ricevere un pezzo di carta. La conosciutissima banca Mediolanum fondata da Ennio Doris, oggi guidata da lui insieme al figlio Massimo. Si puo’ essere tentati di pensare che c’e’ entra una banca con il bene comune e invece c’entra nel caso loro. Perché Doris tutto quello che ha costruito lo ha fatto a partire dalle relazioni. E vorrei dire intanto a partire proprio dall’appoggio incondizionato di sua moglie con cui sono partiti senza nulla. Forse pochi sanno che lui era poverissimo…oggi si considera un medico del risparmio, guida migliaia di dipendenti e banker ma non ha tenuto la ricchezza per se. Sua figlia Sara, mamma di cinque figli, guida la Fondazione Mediolanum che ha aiutato migliaia di bambini nel mondo con i progetti piu’ disparati:dalle scuole ai macchinari sanitari.

C’e’Thun spa con il suo mondo fiabesco leader degli oggetti da regalo che oggi con la fondazione intitolata alla sua fondatrice, la contessa Lene Thun, artista dalla creativita’ fuori dal comune, ha dato vita ai laboratori per i bambini che si trovano nei reparti di oncologia pediatrica dei maggiori ospedali italiani. C’e’ Stella Maris una struttura ospedaliera unica in Italia ad occuparsi di tutte le patologie neurologiche per bambini e ragazzi dai 10 ai 18 anni. Giuliano Maffei, il presidente, ci ha condotto in un giro sorprendente fatto di piccoli pazienti messi in una specie di giovo che invece e’ una culla inventata da loro con 200 sensori per curarli, fino ai pesciolini usati per la ricerca nella sindrome dell’epilessia. E poi l’ultima che e’ un caso a se stante: Carlo Acutis! Non e’ un imprenditore, come si sa e’ un ragazzino morto a 15 anni, beato dallo scorso 10 ottobre. Un giovane ricco che pero’ ha messo Dio e i fratelli al primo posto e ha usato il denaro per condividerlo. Ho voluto a tutti i costi chiudere con lui perche’ ha da dire molto alla nostra soiceta’ e ai nostri giovani su quali sono i fini e quali sono i mezzi e a non prendere gli uni per gli altri.

  1. Al termine di un lungo lavoro di ricerca dove hai potuto vedere con i tuoi occhi le realtà che hai raccontato, cosa hai tenuto per te come insegnamento personale?

Il piu’ bello: che e’ possibile fare cose, persino imprese che sfondano il tetto dei fatturati mondiali, in un “modo” che fa la differenza. Senza calpestare le persone, ma al contrario valorizzandole. Nel lavoro come nella vita privata. Anzi da loro mi porto anche nel cuore di avere incontrato persone integre: perche’ non puoi essere a casa in un modo e al lavoro in un altro. Sei quello che sei. E che quindi qualsiasi cosa si fa cio’ che davvero conta non e’ il cosa ma il “come”. E’ il come che racconta di noi. E non il cosa.

  1. La ricchezza del bene. In che senso il bene promuove ricchezza?

Questo e’ un concetto che puo’ essere letto in due modi ed e’ un titolo che mi e’ venuto spontaneo e altrettanto spontaneamente e’ stato accettato dalla casa editrice. Il bene promuove ricchezza, perche’ molti di questi imprenditori si sono ritrovati a fare del bene senza calcolo e da quello sono nati rapporti che hanno portato anche lavoro. Ma la prima ricchezza che produce il bene e’ quella immateriale, oserei dire spirituale.  Poi piu’ facilmente si comprende letto al contrario: la ricchezza puo’ essere usata per il bene. Ed e’ quello che testimoniano le 250 pagine del libro.

Vorresti lasciare un messaggio di speranza ai nostri lettori in questo tempo molto delicato che stiamo vivendo?

Assolutamente si. Intanto il primo arriva proprio da alcuni di questi imprenditori che in questa emergenza che stiamo vivendo hanno fatto donazioni e hanno lanciato raccolte fondi. Quindi e’ una speranza e per me pure una conferma. Piu’ strettamente legato a questo tempo, credo che la speranza stia in ciascuno e in tutti: di riuscire  a cogliere luci anche piccole, anche quotidiane in questo tunnel che attraversiamo. Un’ultima cosa pero’ vorrei dire: abbiamo speranza, fiducia, ma abbiamo anche consapevolezza, perche’ questo virus ci sta insegnando molto: terremotando tutte le nostre certezze ci sta insegnando una sorta di precarieta’ umile. Dove si fa un passetto la volta se e quando si puo’. Non solo si corre dietro ai nostri , a volte testardi obiettivi. La vera speranza la riassumerei cosi: ne usciremo ma impegniamoci ad uscirne profondamente migliorati.

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